IL TRATTAMENTO DEI DATI IN AMBITO PUBBLICO E DEI DATI ISCRITTI IN APPOSITI ALBI PROFESSIONALI

Come ormai noto il trattamento dati comprende tutto l’insieme delle operazioni aventi ad oggetto i dati personali, la loro raccolta, registrazione, conservazione ecc..

Abbiamo visto negli articoli precedenti l’importanza in questo contesto del responsabile, del titolare del trattamento e del DPO.

 Il trattamento dei dati in ambito lavorativo 

Il trattamento e dati personali in ambito lavorativo è uno dei temi più affrontati ma al tempo stesso delicati da affrontare, e ciò è stato soprattutto determinato dal dilagare della tecnologia e dei mezzi di comunicazioni ad essa connessi.

La linea di demarcazione tra i dati e le informazioni concernenti la sfera lavorativa e quella privata risulta a volte sottile.

Ci sono dei principi che il datore di lavoro deve infatti rispettare per garantire al meglio il rispetto dei dati dei dipendenti, tra cui: il principio di  liceità (in quanto il trattamento dei dati deve essere conforme alla normativa di legge), il principio di trasparenza (mediante comunicazioni di informazioni di facile e pronta comprensione), il principio di sicurezza (mediante strumenti e mezzi che possano garantire i diritti del dipendente) e il principio di proporzionalità (il trattamento deve essere proporzionale allo scopo cui è finalizzato)

Ci sono dei particolari casi in cui il trattamento ha ad oggetto dei dati specifici coperti da segreto di stato, a informazioni indispensabili per la sicurezza della repubblica.

L’articolo 61 del degrado legislativo 196 del 2003 riguarda infatti la normativa deontologica adottata dal Garante per il trattamento dei dati personali appartenenti a registri elenchi atti e documenti tenuti da soggetti pubblici.

Ai sensi degli articoli 23 e 24 del d.lgs. N. 51/2018 per i trattamenti che riguardando la difesa o la sicurezza dello stato da parte di soggetti diversi da quelli appartenenti al sistema di informazione è prevista anche l’applicazione delle norme di valutazione di impatto e consultazione preventiva del garante.

Per meglio comprendere i trattamenti dei dati nel settore pubblico dobbiamo operare una distinzione tra il diritto alla privacy e il diritto di accesso ai documenti amministrativi, la normativa deontologica che disciplina i dati pubblici e il trattamento dei dati iscritti negli appositi albi professionali.

In riferimento all’accesso civico e ai documenti amministrativi in generale, andiamo a vedere tutto ciò che c’è da sapere sul diritto d’accesso a documenti amministrativi 

Innanzitutto ricordiamo che il diritto d’accesso è disciplinato dall’articolo 22 della l. 241/90 e rinviene la sua ratio nella garanzia di trasparenza assicurata al cittadino.

L’accesso civico è invece regolato dal d.lgs. 33/2013.

L’accesso civico consente a chi ne faccia richiesta di accedere ai dati alle informazioni delle pubbliche amministrazioni.

E’ necessario collegare la normativa sulla protezione dati e sulla riservatezza delle informazioni personali già presenti con il d.lgs. 196/2003 con le esigenze previste dalla legge sul procedimento amministrativo ovvero la legge n. 241/90 al fine di poter “realizzare un equo bilanciamento fra i diritti dell’istante e la tutela della riservatezza dei terzi i cui dati compaiono nella documentazione cui si chiede di accedere”.

Per quanto invece riguarda il trattamento di tutti i dati che sono iscritti in appositi albi professionali, l’articolo 61 al comma 2, 3 e 4 stabilisce che, ad esclusione dei dati appartenenti a particolari settori, reati o condanna penali, i dati personali che devono essere trascritti e registrati in albi professionali  conformemente alla legge o ai regolamenti possono essere comunicati ai soggetti pubblici anche mediante mezzi di comunicazione elettronica come previsto  dall’art 2 ter del d.lgs. 196/2003.

Proprio riguardo i mezzi di comunicazione elettronica il contenuto dei messaggi di posta elettronica ad esempio è garantito e protetto da un sistema di tutela e segretezza che  anche dal punto di vista costituzionale mira a proteggere la sfera privata,  la dignità umana e il pieno sviluppo della personalità nelle formazioni sociali.

Nel settore lavorativo  per meglio determinare la linea di confine dell’utilizzo della posta elettronica e per meglio comprendere quando quest’ultima viene usata a titolo personale o viene messa a disposizione dal datore di lavoro come strumento meramente aziendale, è intervenuta la sentenza numero 13057 del 2016 che ha stabilito che l’accesso indiscriminato e illimitato al contenuto della casella da parte del datore  di lavoro  rappresenta il reato di ”eccesso  abusivo ad un sistema informatico e telematico”, dal momento che può il datore può sicuramente operare dei controlli ma deve preventivamente avvisare il  lavoratore della possibilità e della modalità con la quale il controllo viene effettuato.

Lo stesso garante della privacy a distanza di due anni dalla sentenza è intervenuto sullo stesso tema disponendo che il datore di lavoro non può effettuare un controllo illimitato sui messaggi gestiti dal suo dipendente

Su richiesta del soggetto  appartenente all’albo professionale che abbia interesse l’ordine professionale cui appartiene può integrare tutti i dati necessari e pertinenti che ovviamente riguardino senza eccedere quella determinata attività professionale e che devono essere per legge inseriti,   fornire a terzi informazioni concernenti determinate qualifiche professionali di cui non è fatta apposita menzione nell’albo,  può assumere incarichi, ricevere materiali informativi di carattere scientifico.

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